In ciò che leggerete non c’è niente di vero. Già il presupposto ha poco di reale, che cioè i Sonic Youth portino dal vivo “Daydream Nation” senza una particolare ricorrenza come un ventennale o un trentennale - se non l’uscita dell’edizione deluxe – ma diciannove anni dopo quel 1988 che accelerò l’evoluzione del rock anticipando parte degli anni novanta e non solo. Lo stesso “Daydream Nation”, a partire dal titolo, di reale ha sempre avuto molto poco, capace com’è stato di accogliere la nervosa melodia figlia legittima della rabbia iconoclasta garage-punk sotto il tetto della sperimentazione chitarristica più rumorosa e dissonante (che da allora assunse a tutti gli effetti l’etichetta di noise) figlia illegittima della destrutturazione dissacrante della no-wave da cui muovevano i primi passi nella loro lunghissima carriera.
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